Faccio un giro sulla mia vita. Poi Torno!

Faccio un giro sulla mia vita. Poi Torno!

23 febbraio, 2018

NOltri



Io amo la poesia, arte considerata minore e in parte trascurata, ma per me incisiva, precisa, saettante e alle volte visionaria, a volte rievocatoria.
Mi piace ancora di più accostarla ad un' immagine per completare il quadro.

Noltri...

A Gravo
al mar no ze mai desmentegao
se lo scondemo quà, ne le nostre man
tra i sulchi de la pele

Al sabion, portao dal vento,
 al va pusasse su le case 
coverte  de visi  carolai, 
usai dal tempo

Qua de noltri core tra le piere
 al ricordo de zoghi de fantulini
'ndola la barca, l' ancora e 'l pesse
i se dà al gambio perpetuo

Noltri semo sempre in atesa
che la marea la vaga zo
lassando drio una sutila 
strica de  ossi sul sabion.

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21 febbraio, 2018

POesia e teatro: Felisse Moro

L' estro artistico ha i suoi percorsi e sono molteplici, il video sottostante accomuna tre sensibilità diverse: l' arte poetica, l' arte teatrale e l' arte narrativa per immagini.

Lorenzo Boemo (Pastor) oltre alla vena artistica che lo contraddistingue ha una passione: fare filmati, e li ha fatti quando era complicato, le telecamere più rozze e le riprese su pellicola.

I filmati che ha prodotto sono tutti del nostro passato recente e sono un archivio straordinario per Grado,  questo qua sotto è uno spezzone di uno di quelli.

Giglio Boemo è stato uno dei personaggi popolari più amati della nostra storia recente, personaggio eclettico di grande umanità e attore di grandissimo talento naturale, un comico nato, con battute fulminanti, ma che si sapeva calare con immediatezza nel ruolo drammatico di lettore di poesie.
Quella che legge è una delle più Belle del nostro Grande poeta Biagio Marin:

Felisse Moro


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19 febbraio, 2018

No se nasse a Gravo



Sior Antonio Merlato rappresentante de nobile famegia graisana, dopo una giornata di "bevue", ormai quasi accasciato sul tavolo dell' Osteria "De Tanori" in Piassa Granda, e quasi borbottando esordisce così:

"Duto ze, duto no ze  qua su l' Isola d' Oro, ma al vero problema ze un oltro, più serio, più tragico, più ...problema...

Al problema vero ze che qua semo sempre de meno, sempre più pochi, pian pian se destuemo, scomparimo.
Al vero drama nostro ze che no nasse più nissun in stò paese.
Desso la lege dise che se tu ha de strucate un brusco tu devi 'ndà a Monfalcon, figuremosse cò nasse un mamolo 'ndola i te manda.

Murì, solo murì per al momento i te permete a qua.
Importante ze 'ndola che tu nassi no 'ndola che tu mori!

Proprio 'desso che i mamuli i ze duti studiai e che, prima o poi, varemo un garghe genio de ricordà, de imortalà.
Cussì comò che incuo su i libri tu cati scrito:
Biagio Marin, poeta, nato a Grado
tu catarà :

Giovanni Marchesan, scienziato atomico, nato a...Palmanova (furlan)
o pezo:
Matteo Troian, campione olimpico, nato a Monfalcone (bisiaco).
No ciacolemo de qui che magari i va nasse a Nuova Goriza che costa de meno
Kako jè...dobro...dobro!"

Borbottando rabbioso barba Antonio Merlato si appisola sul banco.
E continua a sognà...


Sogno o realtà, questa è la vita!
Ma dove comincia il sogno, la fantasia e dove comincia la realtà, qual' è il giusto confine?
Un vero dilemma, tutto è possibile e nel contempo tutto è impossibile.
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17 febbraio, 2018

Campiello Tonegazzo


Grado riserva sempre sorprese se le sai cercare, sei con la mente aperta e l' occhio vigile

Camminando per le cube come al solito con il naso all'insù, mi sono fermato in Campiello Tonegazzo, per capire, presso la sede dei Portatori della Madonna, a guardare e far una foto della Madonna Mora, un' icona venerata da tutta la contrada fin dai tempi antichi.

Per capirne meglio l'origine ho fatto un pò di ricerca e mi sono imbattuto nello schizzo, che vedete in foto, dell' Ing Vigilio De Grassi che mostra una piazzetta che non ha riscontro con la realtà attuale in quanto una casetta occupa attualmente metà di quella che era il campiello di un tempo.

Oltre a questo ho trovato, e ciò ha destato ancor più il mio interesse, tracce di un'icona che non c'è più dipinta sul muro di una casa di Calle Degrassi al n°4  alla fine del Campiello, tale icona rappresentava pare quattro sacre vergini che trovano riscontro nella tradizione clericale aquileiese.

L'affresco scompare , i ha dao una man de bianco, sembra intorno al 1914 su decisione delle autorità austriache che vollero eliminare il "feral" che serviva per l'illuminazione dell' icona per timore di segnali segreti per l'irredentismo dilagante.

Pare che le Vergini fossero state dipinte come ex-voto da una famiglia Marchesan (Doturi) per lo scampato pericolo in un ritorno burrascoso da Aquileia dove si erano recati per caricare acqua potabile.
Durante la tempesta ai vogatori del "batelon" apparvero le Vergini e improvvisamente "la caligà" si fermò consentendo il rientro a Grado senza pericoli.

"Le Vergene gera belitissime zovene, vissue al tenpo de i Romani. Ma in quii ani i gera mundi cativi, massime co i cristiani che se no i feva comò che voleva ili, i li meteva in person, li copeva e i feva strasse. Poviriti"

Questo il commento della Vecia Pasta incaricata della conservazione delle icone del circondario.

Ciò conferma la spiccata propensione gradese per il culto della Vergine a cui ci si rivolge sempre in caso di pericolo. 
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15 febbraio, 2018

Magica pubblicità



Capita di notte di svegliarsi e non aver più sonno, per rilassarmi e ritrovarlo ho  un metodo infallibile. 

Mi alzo accendo la TV e vado su uno di quei canali che fanno televendite. Sono meravigliosi quei canali lì, una mano santa. 

Meglio di un seminario in una comune New Age, di anni di psicoterapia, di gite a Lourdes o in India per ritrovare se stessi. 
Ti aprono mondi, anzi universi perfetti e paralleli in cui con pochi euro, massimo una ventina, cinquanta a farla grande, puoi risolvere qualsiasi tuo problema.

 Ci sono creme miracolose che stirano le rughe e ti ridanno una pelle da neonato, impacchi di alghe che sciolgono la cellulite al primo tocco, magici aggeggi da palestra che polverizzano i chili di troppo con solo mezzo minuto al giorno d'uso, pastiglie che inghiottite ti ridanno la silhouette di un ballerino e trasformano il culo grosso in un ben bilanciato mandolino. 

E non è mica finita, no. 

Ci sono pentole magiche che non si sporcano anche se cucinano per battaglioni, e senza consumare un filo di gas, coltelli in grado di affettare persino le lattine e non perdono mai il filo, yogurt che si fanno da soli e con una scatolina di fermenti producono quintalate di roba, attrezzi da giardino che trasformano in una selva tropicale un barattolo di terra appoggiata malamente sul terrazzo. 

 E poi gioielli, bijoux e chi più ne ha più ne metta, diamanti che vengono via al prezzo della bigiotteria della nonna, anelli come se grandinasse, braccialetti da diva hollywoodiana che costano meno di bottoni, oro, gemme, platino e smeraldi come se lo schermo fosse la caverna di Alì Babà, e poi case ed appartamenti in luoghi da sogno, in via ancora di costruzione ma proprio di fronte al mare, che costano meno di un metro quadro di suolo calpestabile  nella più sconquassata delle periferie. (suggerisce qualcosa?)

Non compro niente ovviamente, ma solo il sapere che la soluzione ad ogni mio possibile problema di praticità e di salute c'è già e costa così poco basta a darmi serenità e se proprio non riprendo sonno mi  mettono di buon umore.


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13 febbraio, 2018

Femene coraggiose


La data della commemorazione della nascita dell' Italia (17 marzo 1861- proclamazione del Regno d' Italia) come nazione non coincide con la  piccola storia di Grado ma la voglia era tanta, ne abbiamo avuti molti di irredentisti, e la nostra appartenenza nei secoli con il mondo veneto e la  lingua ci ha accumunato con facilità ai "liberatori italiani".

A tale proposito il nostro Sebastiano Scaramuzza "irredentista" ed esule nel Regno in quel di Vicenza scriveva:
che i futuri 'nparerà da mé,
su la lengua de'i morti, quel che ze
la rajze del vivo graisan..,
che rajze?.. el istesse d'el roman


Mi piace sottolineare come data importante da ricordare per iniziare la nostra storia italiana il 26 maggio 1915.
Un giorno fatidico  per Grado  quando un gruppo di ragazze gradesi, spinte dall'entusiasmo per l'arrivo improvviso di un gruppo di bersaglieri ciclisti giunti a Grado da Aquileia, si fece regalare da loro una bandiera italiana e la issarono sul nostro campanile accanto a San Michele.
Il primo segno in assoluto di appartenenza alla nazione italiana.

Questo gesto coraggioso lo compirono le ragazze perchè tutti gli uomini validi erano arruolati con l'imperial-regio esercito austriaco, circa 1200, e la nostra città era popolata solo da vecchi, ragazze e ragazzi.

La situazione di occupazione italiana (ufficialmente eravamo nemici) è stata vissuta con un'altalena di preoccupazioni, paure e speranze di ideali entusiastici e profonda rassegnazione per cose più grandi di quelle che si potevano sopportare ed affrontare, ma ciò non toglie che era vivo l'entusiasmo per il ricongiungimento con la nuova Nazione.

Che l' anniversario sia o no matematicamente esatto non toglie valore ai sentimenti di italianità che hanno animato i cuori gradesi del tempo.

Viva l' Itaglia, (in graisan) era la voce che sussurravano per le cube.!
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12 febbraio, 2018

La Pesca de "La Sacaleva"

" Xe un posto "

"... Le vele e le batele 
su'l prao de verde mar 
o stele in mezo a stele, 
la note, drento ‘l blù..."      di Aldo Tognon



Un mondo, quello della pesca, in grande evoluzione.
Le barche più grandi, I motori più potenti, le nuove reti in nailon, l' attrezzatura elettronica di bordo, tutto è cambiato.

Tipi di pesca tradizionali sono stati abbandonati per altri più redditizi, ma che nostalgia di un tempo.

Vera pietra angolare e motore economico della pesca di un tempo a Grado erano le imbarcazioni dedicate alla pesca delle sardelle:

Le Sacaleve 

Ortensia dei BisateliGardenia dei SpaguniRosamary dei Bonaldo,Val Paier dei BorsattiSempre Avanti di CuriolaAttendolo dei Pagiuni, Tiziano dei Degrassi, Rapido dei Degrassi, Usodimare e Impavido dei Demitri, Verbena dei Peloti, Maria Cristina dei Sabini, Eufemia dei Malusà, Dionea di Brunetti e tanti altri.

Al pomeriggio, verso l'imbrunire, uscivano dal porto in fila indiana e a sera le loro lampare illuminavano il mare a giorno dando l'impressione, a chi passeggiava sulla diga, di vedere un vero e proprio paese galleggiante in mezzo al mare.

All' alba il rientro con il Mercato Ittico sempre aperto, alle 5 iniziava l'asta.

A essere servite per prime sempre e in ogni caso le pessere che, chi con la corriera, chi con il triciclo cominciavano la loro giornata di vendita.

Mariana, Bernardina, Stefania Trotola, Nina Ciate, Ristea, Tosca, Maria Pastoricia questi i nomi di alcune di loro che vivevano in simbiosi con i pescatori e il loro prodotto. 
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10 febbraio, 2018

Ciclabilista e l' immanenza dell' errore




La luce che cambia. Uno sguardo che si perde nel vuoto. 
Il senso immanente di qualcosa che, dentro e nel fuoricampo dell'inquadratura, sta per accadere.

Cazzo,cazzo!!!  Al ponte ze serao.  
Me l' he desmentegao.

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09 febbraio, 2018

I Pescatori- La Cooperativa


La storia è una rassegna di rivoluzioni.

Dopo secoli di stanca rassegnazione e sottomissione, a Grado una luce.


Uno dei passi in avanti (step) che la  Comunità dei pescatori gradesi ha compiuto nel passato recente si può definire rivoluzionario perchè rompeva un archetipo storico di sudditanza.


C'è una data che segna una svolta storica tra la Grado peschereccia atavica e quella moderna.

2 aprile 1930.

E' la data di costituzione della Società Anonima Pescatori Lagunari di Grado.

In un colpo i pescatori si scuotono e riunendosi in 39, tanti sono stati i primi aderenti alla nuova società, si pongono obiettivi comuni, si sottraggono allo sfruttamento dei commercianti e puntano a migliorare, oltre che sotto il profilo economico, anche in quello culturale ponendosi, altresì, anche l'obiettivo della mutualità e dell'assistenza ai meno fortunati.

Nel 1932 la Società era attiva nel locale Mercato Ittico vincendo resistenze e boicottaggi dei commercianti.

Intando le adesioni crescevano e nel 1940 la Società concludeva con il Comune il contratto di affitto della "Valle Artalina" tuttora in corso e finalmente si dotava di una sede sociale di proprietà in Riva Dandolo.

Veniva così sfatata così in pochi anni la diceria dei compaesani "scartossiti"  e foresti "sensai" che consideravano la categoria dei pescatori "poveri e ignoranti" e creando una diceria nuova:

 "i ze carghi de soldi e i li mete soto al stramasso" .

A questo proposito devo dire che mio padre, che era pescatore, si è dimenticato di dirmi soto qual stramasso li ha missi. 
Nianche a cason soto al pagion li he catai !
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07 febbraio, 2018

amore sgrammaticato

Ci stiamo avvicinando rapidamente a S.Valentino e sul Web fioriscono le dediche alle persone amate.

Qualche volta la strada percorsa è piuttosto tortuosa.
L' amore è certo,  l'italiano usato  un po meno.


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