Faccio un giro sulla mia vita. Poi Torno!

Faccio un giro sulla mia vita. Poi Torno!

11 dicembre, 2017

Conoscere il mio Paese



Caro, vecio borgo, cò i resti de mura de sinta,
cò i volti pusai su i barbacani a sostegno
de le case che le se afassia,
comò a curiosà, co i so barcuni
le so terasse i so bei camini a la veneta.
Paese 'ngrumao, cativerioso, irequeto
ma... al mio Paese
(Ferruccio Degrassi)

Conoscere il mio paese, per me è sempre stata una necessità, la mia curiosità mi ha sempre spinto ad approfondire scegliendo un punto di vista dal basso, a livello della gente, perchè ho notato che tutto quello che è stato scritto sul nostro paese (non è molto) è stato più o meno calato dall' alto di un livello culturale fuori portata della gente comune ( e quasi sempre fatto pesare) , mentre la parte storica vissuta e quindi più vera ed interessante è sempre stata quella popolana.

E' li che si trovano le storie i miti le consuetudini, ed è là che io mi oriento nel ricercare piccole gemme della storia graisana.

Nell' usare le parole alle volte si tende ad esagerare perchè in fondo  il web non è necessariamente migliore o peggiore di qualsiasi altro ambiente; non è intrinsecamente violento, ma è un ambiente immateriale in cui siamo quasi sempre privati del linguaggio del corpo dei nostri interlocutori (insomma non si vedono); da qui i  fraintendimenti, l'impulso a calcare i toni per renderli più evidenti, a parlare più colorito, a passare più velocemente a quegli insulti che, specie quando siamo anonimi, possiamo lasciare senza conseguenza.

Quelle che si dicono "autostrade informatiche" assomigliano un po' alle autostrade vere, dove spesso l'unico modo per capirci è sfarfallare gli abbaglianti, pestare il clacson, esibire gesti osceni.

Spero che nel mio lungo navigare io sia stato di qualche utilità per qualcuno. 

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09 dicembre, 2017

Chiesa di S.Rocco in "Borgo De Fora"



La storia di Grado, a parte gli avvenimenti importanti (pochi e sempre dolorosi), è condita da fatti piccoli vissuti sempre dal popolino, questa storia, raccontata da Ferruccio Degrassi, spiega del perchè è nata la chiesa di S.Rocco e per rispetto del nostro passato va scritta in graisan:

Cò Gravo 'l ha terminao de esse assalio de i tedischi, paruni de Naquilea, al Castelo al gera restao al sentro de la vita del paese:
picolo, muciao, la case pusae l' una su l' oltra comò a tinisse suso.

Separae in garghe ponto da cale cussì strete che la zente la podeva dasse la man da un barcon a 'l oltro de la strà.

Qua se svolzeva duta la vita del logo, intorno a la ciesa che gera al sovo cuor.
Quel veghese, quel catasse ogni di a favelà, feva in modo che dute le nutissie, anche quele de ninte, passando de boca in boca, le fossa cognossue in t'un lampo da duti, infiorae magari de detagi destinai a trasformasse nel fato prinsipal, danduli a le volte un senso duto diferente da quel che le 'veva in origine.

A la zente i piaseva la ciacola, massime a le femene, le ciacole le gera al sovo passatempo co i omini, in mar co le barche, i le costrinseva a longhe ore de solitae.
Cussì fiuriva le disserie, le legende e perchè no anche le barzelete.

E qua le vigniva conservae, serae anche ele drento le mura, le porte de le quale le se verzeva al son de i "Matini" e le se sereva cò le "Ave Marie"  cu che gera drento, gera drento.

Tanta gera la severitae nel fa respetà 'sta usanza che i pescauri de Palù, che la domenega i voleva vinì a Gravo per tempo a sintì la Messa, no i podeva falo per la via che 'l vardian de le porte no le verseva prima de una certa ora.

Per sta ragion i paluanti ì veva fato una petission al Patriarca de Venessia assio che 'l permetessa la costrussion de una picola ciesa fora de le mura.

Cussì nel lontan 1570 e ciapelo ze nata la Ciesa de S.Rocco in "Borgo De Fora"
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07 dicembre, 2017

Giro dei Presepi Regionale


















Grande soddisfazione per il mio fotografo preferito  Lorenzo "Pastor" Boemo, l' immagine della sua composizione presepiale, esposta a Villa Manin, è stata scelta quale copertina per la pubblicazione che l' associazione delle Pro Loco Regionale ha stampato per la promozione del Giro dei Presepi Regionale, una manifestazione ormai cresciuta e diffusa s tutto il territorio della Regione.

Come al solito la qualità e la capacità artistica di Lorenzo non deludono.

BRAVO !!!
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05 dicembre, 2017

Matriculae o Mariegole


Il nostro Comune ha approvato recentemente il nuovo regolamento per la Concessione di isole, mote e casoni soggetti a uso civico che mette ordine all' utilizzo del bene Laguna da parte dei cittadini concessionari, seguendo, in questo esercizio delle regole, la tradizione veneziana che di Laguna se ne intendeva sicuramente.

In età ducale la pesca e la caccia costituivano le attività economiche che fornivano l’alimentazione prevalente dei veneziani.
Per questo tipo di attività produttive, destinate alla soddisfazione dei bisogni alimentari della popolazione, le autorità veneziane misero progressivamente a punto non solo forme di controllo e di regolamentazione, ma esercitarono anche, almeno per la pesca, uno sforzo di indirizzo e di sfruttamento razionale delle risorse.

La gestione di queste attività, un tempo molto attenta, era affidata alle


matriculae o “mariegole”

Nel XIV secolo tutto ciò che riguardava la laguna, i lidi, i porti e i fiumi
veniva definito dal Consiglio dei X e talvolta dal Senato, previa la
discussione tecnica affidata ad alcuni collegi provvisionali
, chiamati :



“Savisopra la laguna” o “provveditori alle acque”.


Dal Consiglio dei X furono anche creati Cinque Savi sopra le mariegole e ogni volta che il caso lo richiedeva, venivano introdotti nell’assemblea i:


 «sensati vechi et pratici pescadori».

La Repubblica rivolse anche una particolare attenzione agli strumenti
utilizzati per la pesca e specialmente alle reti, tanto che queste erano
sottoposte a bollatura da parte dell’Ufficio della Giustizia Vecchia e
dovevano avere lunghezza e maglia uguali al modello depositato presso i
Provveditori di detto Ufficio.


Un  interessante ed intelligente esercizio del buon governo nel mondo antico lagunare veneziano, con regole che venivano applicate con ferocia anche se avversate, e che toccava anche il nostro piccolo mondo perchè comprendeva anche la nostra Laguna.

Giusto per non farla troppo lunga, la chiudo qui, ma una piccola considerazione da fare è necessaria:

le regole, se applicate, portano a futuro, l'anarchia e far ognuno per se porta al disastro. 
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03 dicembre, 2017

Buora de dicembre



Dicembre classico, bora forte , secca e fredda,  una tradizione che si rinnova:



Il Castrum Gradese , come fosse un membro di una grande famiglia , è stato da sempre sposato con la bora, sua compagna di sempre che ne ha accarezzato fin dal principio le antiche pietre con le quali era stato eretto, sposa spesso benigna ma a volte dura ed implacabile.
Leggiamo qui un breve passo di Marin Sanudo che attesta la preoccupazione del Conte di Grado per il crollo di un tratto di cortina muraria provocato proprio dalla bora in un periodo di sua vigorosa forza e violenza.
La bora quindi ebbe la forza di danneggiare ciò che i gradesi consideravano immutabile segno del passato, inossidabile e imperituro confine della loro identità, della loro storia.

La Bora  sappiamo essere distruttiva e violenta, ma rispettosa e onesta.
Da notare la rapidità, per l' epoca, della risposta dei Savi Veneziani che non perdevano mai tempo in chiacchiere.
1521 Ottobre
A dì 26.
 La matina, venne uno messo di la comunità di Grado con letere di sier Zuan Maria Malipiero conte. Avisava come, per il gran vento stato, era cazudo da 40 passa di muro di quella terra e il resto minazava ruina, suplicando fusse provisto per esser propinquo al conte Christoforo; e si Grado si perdesse, saria gran danno. Fo comessa a li Savii dovessero far provision.
la risposta dei Savi
1521 Novembre
Fu posto, per li Savii tutti di Colegio, di dar a la comunità di Grado ducati 100 di la Signoria nostra per reparation di le mure cazute, offerendosi loro meter le piere et le opere in refazion; di le qual mure, come è sta visto, si spenderà ducati 200 e cussì quella comunità richiederia, ma se li dà solum 100, et fu presa. Ave 150, 3, 3. E nota. E’ cazudo passa 18 di muro.




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01 dicembre, 2017

Calcolo statistico


Fine dell' annata, tempo di rendiconti, di statistiche. (qualcuna è stata già detta alla cazzo di cane)

Essere una stazione turistica ovviamente ha vantaggi e svantaggi per i residenti, per dare un senso agli uni o agli altri gli strateghi (sic!) della programmazione usano degli strumenti, quello più in uso è la statistica.

Ovviamente il mare dei numeri statistici utilizzabilii è enorme  ed in genere i politici, per farsi belli, usano i numeri più favorevol.

Tra i numeri  statistici che si possono fare per evidenziare la presenza turistica, in modo incontrovertibile, in un sito come Grado ce n'è uno particolare che nessuno ha mai proposto, immagino per creanza.

Ma io della creanza me ne frego abbastanza e l'idea mi frullava nella testa da parecchio.

Il calcolo delle cagate, dette e fatte.

Pensate, in cento anni di turismo, a quanti sederi hanno poggiato le loro terga sul nostro lido, quante mega tonnellate di deiezioni sono state assorbite dal nostro piccolo mondo, riciclate, rigenerate.

Pensate a quante stupidaggini sono state dette tappandosi il naso in nome del profitto.

Beh! non è il massimo della vita, dedicarsi sempre a cose del genere ti potrebbe far passare la voglia di fare l' operatore turistico e di pensare ad ulteriori sviluppi dell' offerta.

E' il nostro destino da oltre cent'anni e abbiamo tenuto duro (ehm)   abbiamo sopportato, in cambio di piccoli oboli da parte dei cari ospiti.

Cagoni, vi vogliamo bene lo stesso e tornate a trovarci che ci siamo attrezzati anche per questo sempre meglio.

Nell'immagine una foto a caso della parte in oggetto usata dai cari ospiti. 
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29 novembre, 2017

Lettura de "L' Aviso"


"Cussì al Comandaor al son de la tromba al monteva su la piera del bando rente al stendardo del Comun e lezeva l' Aviso".

Piano piano la tradizione veneta dell' "Aviso Publico" letto da un alto funzionario,  venuta dai Patriarchi, Dogi e Conti, venne sostituita da un messo comunale che magari con meno dignità ma con sicuri minori costi leggeva "L' Aviso" passando da Calle in Calle e fermandosi sulle Piazze rullando su un tamburello che sostituiva la tromba per richiamare l' attenzione dei cittadini gradesi.

E' proseguita sino agli anni '30 la tradizione del banditore che annunciava gli Avvisi Pubblici.

L'ultimo di questi banditori fu  Zef del Tamburo - Giuseppe Bepo Gereon de Belveder -, che girando per le calli con un tamburello e un codazzo di bambini urlava (letteralmente) gli annunci deComandaor , come nuove disposizioni, modifiche ai Regolamenti Comunali o semplici richieste pubbliche.

"Vi averto!...
E' stato perduto un bracioleto de oro
in vial!
Cu che lo ha catao, che lo porti
in Corpo de Guardia
che i sarà dao la mancia!..."

Pare di vederlo, piccolo, con un berretto sformato con il frontino e occhiali scuri a ripararsi dal sole, ogni tanto si arrabbiava con i bambini che lo prendevano in giro, ma sapeva che non avrebbero smesso ma solo allontanati un poco. 

Nella foto Zef circondato da bambini graisani e contornato da turisti divertiti. 

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27 novembre, 2017

L' Anzoleto a torsio




 Grado e la sua gente.
La storia della gente gradese  è fatta di mille episodi raccontati da bocca in bocca, episodi che si arricchiscono e si deformano ad ogni passaggio, assumendo sempre più il colore delle fiabe man mano che il tempo passa.

Questa che vi segnalo è una storia che potrebbe essere vera, giudicate voi:


'Desso se more un fantulin no se se dà pase, ma un tempo i fantulini i gera cussì fissi che no se badeva più de tanto.
Ne muriva tanti de anzoliti e qui sensa batisà i vigniva soterai fora del simisterio.

Un tempo a un casoner i ze morto un fantulin pena nato.
Nissun lo veva batisao e 'l pare nol gera gnanche 'ndao a dalo zo in Comun.
Sto omo no savendo comò fa per soteralo, su la mota mastigagia de l' intemperie no se podeva, l' ha pensao de metelo in t'un cassetin de l' armeron, drento i ha messo un poche de piere, de sora l' ha inciodao do tole e l' ha 'bandonao in mar.

Sto cassetin l' ha scuminsiao 'l so viaso portao de la corente un poco de quà e un poco de là, fin che un zorno in meso Golfo al ze stao visto de un pescaor.
"vara là quela cassa - al sà dito- drento sarà un tesoro!"
Svelto al s'ha 'costao e tirao su la cassa in batelo.
Verta la cassa, al se ha visto i resti del povero fantulin, doboto che i ciapi una sincope.
Passao al momento de paura l' ha scuminssiao  a pensà de cu che al podeva esse sto fantulin, finchè al se ha ricordao de la femena de un casoner che la veva de partorì.

Stò pescaor al ze 'ndao sulla mota del casoner e i ha portao al cassetin col fantulin.
Ze vostro sto povero fantulin morto?- i ha domandao.

Al casoner co lo ha visto al ze scopiao a pianze:
"no catevo più pase de quando che lo he 'bandonao ma...che vevo de fà? Fin a Gravo no podevo 'ndà, vissin cason no se pol soterà e me he pensao de bandonalo in mar.
Ma de quela volta no he catao più pase, no rivevo a durmì perchè che fossa giorno o fossa note, sintivo che 'l pianzeva!".

Cussì giutao del pescaor i lo ha portao a Gravo, fato 'mbenedì e soterao, per fai catà pase, vissin de i oltri anzuliti  fora del simisterio vecio.
Finamente al pare dispiasuo l' poduo dormì in pase.

Questa storia triste ha un fondo di verità e rispecchia le condizioni difficili di vita del tempo cui è narrata, desso i anzuliti no ze bisogno de soterali, no li femo diretamente più nasse.
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25 novembre, 2017

La vita in un viso


La mia passione per la fotografia, mi ha sempre portato ad osservare con attenzione l' ambiente che mi circonda, in particolare osservare la gente che ci vive nel mio ambiente.

Un viso, in specie se segnato marcatamente, si porta dietro le asprezze i sogni i desideri di una vita intera.

Nell' ambito marittimo poi, dove la vita è più dura, i segni dei volti sono più marcati e diventano come una mappa, basta saper leggerla.

Questa  fotografia,  trattata e in parte rifatta e non riferibile a nessuno in particolare, mi ha portato alla riflessione successiva in poesia.


Quel viso

Quel viso al pareva più longo,
tirao de rughe drite,
scavae comò cicatrici,
tagiae da notolade continue,
un viso co la barba longa
lavorao dal tempo.

Drio, la so vita, ma quala vita?
sospesa in memorie macae,
lo veva pestao, fato rabià,
sconvolto nel profondo,
tu lesivi sora i tagi 'pena guarii
che gera facile riverse.

Pò, al se scanseva de la luse,
se coverseva i oci col brasso
la luse i feva mal,
che la fossa de lampadina o de luna piena,
lo dispugeva, lo sgrafeva soto la pele;
i pareva de fa veghe la so vergogna 
e le so lagreme secae.

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23 novembre, 2017

Castrum e Porte



Grado un tempo era un Castrum chiuso e aveva sei porte . 

E’ un bell’ esercizio ricordare la disposizione urbana di un tempo del nostro Paesello con le sue Porte, la Casa co' Leon, in Piazza Duca d'Aosta, un tempo adibita a Municipio, dove si apriva la Porta Granda, le cui tracce sono tuttora visibili nel muro esterno verso la Calle Lunga. 

Oltre alla nominata Porta Granda c'erano la Porta Picola demolita nel 1875 (Campo dei Patriarchi), Porta Nova (verso Piazza XXVI Maggio) - entrambe rimaste nella toponomastica locale,  Porta Vecia (probabilmente nei pressi dell'Ospizio Marino) e le pusterle (questo ha bisogno di spiegazione: sono le porte secondarie)Stiusa (verso la laguna con gli orti a nord est) e Capelana ( permetteva di uscire  “sul Borgo de Fora” verso Piazza Vittoria o B.Marin)

Pur essendo piccolissimo, il paese aveva i suoi 'rioni' e ogni rione il suo partito, naturalmente nemico acerrimo di ogni altro. 

Cavo-de-Palasso: odierna Calle del Palazzo ricorda il sito dove sorgeva il palazzo del Conte di Grado, fatto costruire da Orseolo Il (1009-1026), .
È il lato sud della mura, mentre Cavo de Muro (Cul de Muro) era la parte verso nord. 
Di fronte al palazzo, fabbricato sulla muraglia, si estendeva la 'Corte di Palazzo', registrata con la qualifica 'prato', un vasto spazio che allora arrivava fino alla basilica di S. Eufemia.
Il Borgo-de-fora era la zona al di fuori della cinta del 'castrum' (San Rocco-Via Gradenigo.
Poi Piassa, Savial, Babau, Stronzulin, America, Pulindron, Casata, Ortolani.

Menego Picolo (Domenico Marchesini) ricorda così le battaglie dei bambini per il controllo del territorio delle Contrade

 Gara de Contrà 

Qui de in Cavo-de-Palasso 
E de in Corte, duti fora 
Li 'ntendeno suli e co un brasso 
Anche qui! in Borgo-de-Fora! 
Phu! de Piassa e Cul-de-Muro 
Ve sfideno sie per tre. 
Ocio eee! ... che caté ‘l duro 
Se sto gatolo passé! 

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