Faccio un giro sulla mia vita. Poi Torno!

Faccio un giro sulla mia vita. Poi Torno!

23 settembre, 2017

Verso S.Marco, in Palù



Leggere le descrizioni delle zone lagunari da parte degli anziani è una meraviglia perchè ogni parola ha un suo significato recondito e descrittivo che va al di la del puro significato letterale.
Leggete questa descrizione della Laguna verso S.Marco, dietro all' Isola della Ravaiarina.


Ze una zona picola, quela  drio i Orbi, un toco de la Vagiarina, al toco che scuminsia dopo la Vale de Giovani.
La velma de i Orbi.
Dalongo dopo ze al "Comio Bianco" e dadrio la "Ciusa Mata" che gera una seragia stramba.
Al Comio Bianco al se diseva Bianco perchè no gera nissuna pavarina, al gera valio.
L' Ara Storta la gera 'nverigolagia: la va, la vien, la torna indrio.
Al Canal de l' Omo morto i lo ciama cussì perchè i ha catao un negao.
Al Canal de l' Omo Morto al gera drio dei Duturi ma al vero motivo del sovo nome ze che al 'ndeva suso e dopo al moriva sul fondao.
Ze un Canal che nol te porta de nissuna parte; se va in velma e al more. 

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21 settembre, 2017

Momento malinconico



Stiamo uscendo da un periodo uggioso, condito da momenti estremi di maliconia.
 Io le odio le malinconie, ti fanno star male  ti prendono a tradimento, alle spalle, quando non avresti altro da fare che stare tranquillo, e invece arrivano loro e pàffete, si piazzano là, come ospiti importuni .

Certe malinconie ti saltano addosso senza un motivo, senza una ragione. 
Un attimo prima sei calmo che vivi la vita, e un attimo dopo basta una parola, un accenno, un ricordo che si intrufola da chissà dove e via, non ragioni più. 

Siamo delle macchine strane, noi esseri umani, e abbiamo dentro questo maledetto software che sarà anche molto sofisticato, sì, ma è pieno di bug.

Questo  odio della malinconia, il suo essere  necessaria, un voler star male che fa parte di te e non te ne liberi, perché la vita è questo continuo equilibrismo fra non soffrire mai di malinconia e provarne troppa, e cedere da una parte o dall’altra vuol dire trasformarsi in un mostro o in un fantasma.

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19 settembre, 2017

Pietro Vadori -Lagreme e mussi



Giorno di lutto oggi.
 Lagreme e mussi. 
 Solo quattro parole per cementare un ricordo.

Piero se n' è andato così all' improvviso, lasciando un buco, un senso di vuoto lacerante in tutti noi che facevamo parte del suo mondo.

Alla morte di qualcuno le cose che ti legano non sono mai chiuse.    Scopriamo, inevitabilmente, che non abbiamo detto tutto quello che avevamo da dirgli. 

Ci sono sempre cose in sospeso, non importa se piccole o grandi, e le  rimandiamo ad uno di quei tanti domani che esistono si  ma, e non ce ne rendiamo conto, in numero finito. 

Chi muore si porta via tutto questo, chi muore interrompe una conversazione. 

Ed è difficile, dopo, farne a meno. 

Ciao Piero Vadori, ora e per sempre la tua anima  galleggerà fuori della finestra del mio cuore.


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18 settembre, 2017

I Diti graisani-La Tiritera dei soranomi



"Al Deto"  è il soprannome personale ereditario che passa dai genitori ai figli per distinguere i numerosi casi di omonimia.

I soprannomi in una piccola comunità come Grado sono necessari per distinguere le famiglie dato il numero relativamente piccolo di cognomi originari, ancor più con l'andar del tempo per i numerosi casi di omonimia dovuti al costume di perpetuare i nomi.


Particolare curioso "al Deto" era ereditario e per la maggior parte delle volte passava da madre in figlio anche per dare differenziazione incrociata ai figli  perchè poteva facilmente succedere che nomi cognomi e diti fossero uguali a tanti altri dalla parte del padre.

La  nomenansa invece  distingueva e distingue tuttora il singolo individuo per una particolarità o di lavoro o di comportamento ma si esauriva con lui.

Giovanni Stiata Marchesan con la solita arguzia ne ha fatto una filastrocca che fa una fotografia, se pur non completa, dei numerosi soprannomi "i Diti" graisani:
"LA TIRITERA DE I SORANOMI" 

Masaneta, Bisatelo Corcalina.. . Mazurin Morospari, Ganbarelo Grilo e Galo...Sanmartin!
Magnamili, Magnalardo Brusaboschi e Stefanin Biviaqua e Cavogrando Serenoti co' Papin!

...e vemo Scartasse, Scuvili e Ciodi Sorbuli e Gnoculi, Beati e Bei... Nanemeso, Nanelovo, Ziganti e Vovi Duto'l paese...semo fradei!...

Maranisi e Polachi Stiati e Steli, Bernardon Sanpieroti coi Patachi Paciaroti.. Danielon!

Xe i Barbieri co'i Duturi Ciciaroli, dò Scanài pùo Pantieri cò 'i Pasturi Farineli e Trapanài!...

...E vemo Balanza, Trotuli e Sponza Toltini e Piegore, Cagnoli e Clài. Xe Bareta, Morganti e Bronza
Duto'l paese...xe numinài!...

Belaganba, Munisselo Tecla, Cianci, Ortolan Zini, Botuli, Cranielo Stianpa, Principe, Bacan!...

Xe Curiola Farinelo Forti, Rosso, dò Tronbài Xe i Burloti, Bisanelo l Butighi co' i Catài...

E vemo Burcere, Tossi e Valuni Sopuli e Lovere, Schileta e Sian Dò-trè Sieghi,Canon e Spaguni... 

Quisti xe i nomi del graisan 

I soranomi, per incùo e doman!
SOLO UN PICCOLO APPUNTO:  Non ci sono tutti i soranomi gradesi, qualcuno evidentemente è tralasciato  ma senza malanimo e me ne scuso.


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16 settembre, 2017

Successo Letterario di Augusto Cesare Marocco



MI è arrivata notizia che il libro di Augusto Cesare Marocco 

 Il  mio Nord Est, Coll. Edificare Universi, Europa Edizioni, Roma, 2017.

di cui avevo annunciato la pubblicazione il 26 maggio di quest' anno, ha ottenuto dalla Giuria del Premio Letterario Nazionale “Franz Kafka Italia” - VIIa Edizione 2017, promosso dall’Accademia Italiana per l’Analisi del Significato del Linguaggio, 
il Secondo premio nella Sezione racconti.

Sono contento per il successo della sua ultima fatica letteraria, ricordando che Cesare Augusto Marocco è un fiero difensore delle tradizioni e del dialetto gradese dando lustro alla nostra Isola con i suoi libri.

Ricordo per chi volesse che il libro è in vendita presso la libreria Facchinetti in Viale Europa Unita.


Il Mio Nord-Est-
 Tra Piaceri e dolori

Un' ultima fatica dedicata al territorio quel Nord-Est che sentiamo e leggiamo citato come simbolo di operosità e tenacia.  
Un crogiolo di razze, crocevia di storia e storie.  Un Mondo, il nostro mondo.

Un piccolo incipit per ricordare gli argomenti trattati dal libro.


Una natura e una storia, anche di dolori certo, che qui nel mio Nord Est non vedo tuttavia opprimere la vita con l’ombra della morte, e sono anzi formativi dell’uomo nel corso storico degli anni e dei secoli, con sempre un vincente segno positivo, come si è visto durante le prove durissime che questa terra di confine ha saputo superare con spirito di orgoglio, fattivo sacrificio, consapevole del passato degli avi e della necessità di edificare un futuro per figli e nipoti, per la gente del dopo. Un piacere oggi, non un novello pericolo, anche la vicinanza geografica con altre etnie, slave e mitteleuropee, non in assetto di guerra, ma con motivi umani suscettibili di grandi progressi e nuovi orizzonti.

Ancora complimenti ad Augusto Cesare Marocco.

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15 settembre, 2017

Le scarpe del futuro saranno fatte di alghe




Con la stagione autunnale e i relativi sciroccali con mareggiate incluse si ripresenterà il problema delle alghe spiaggiate e del loro smaltimento.
 Tra gli ormai tanti modi di utilizzare questa che, per certi versi, si può considerare una risorsa  gli americani, ma non sono i soli, si sono inventati un modo  originale per usare questa che in fondo può essere una materia prima a buon mercato.


Le scarpe del futuro saranno fatte di alghe.                                                                           L' azienda inglese Clark realizzerà delle scarpe leggere e dal design molto particolare che hanno la peculiarità di far sentire il piede libero da costrizioni, come se si camminasse quasi a piedi nudi utilizzando una schiuma composta da alghe.                               A quanto pare questa schiuma, ideata dalla californiana Bloom, ha le stesse caratteristiche della morbida e flessibile composizione chimica che troviamo nella suola della maggior parte  nostre scarpe.                                                                                                                                    Il lato ecologico  è dato  dall’utilizzo di un materiale naturale al posto di derivati del petrolio, e anche dal fatto che contribuisce a  risolvere il problema costoso del loro  smaltimento.               
 Disponibili da luglio, le nuove scarpe saranno realizzate solo in un colore.                                                           Il verde alga ovviamente !

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13 settembre, 2017

I Bibi o Sipunculus Nudus”



Spinto dalla curiosità del fotografo di casa Lorenzo "Pastor" Boemo che mi invia la foto che vedete chiedendomi cosa sia, credo di aver risolto l' arcano basandomi sulla mia esperienza di creature marine e con piccole ricerche sul web.

E' un piccolo " Bibo"  che è un verme, anche piuttosto grosso, della famiglia dei Sipunculidi  imparentati strettamente con gli anellidi.

Si presenta come un piccolo grissino  con la pelle rivestita di un reticolo quadrettato.
E’ di colore biancastro, trasparente da giovane, bruno scuro da adulto. L'interno è pieno di un liquido trasparente. 
La sua lunghezza massima è  anche oltre il mezzo metro ed è un'esca micidiale, soprattutto per Saraghi, Orate e Ombrine. 
Si trovano in commercio sia sfusi che in confezioni. 
Il suo nome scientifico è “sipunculus nudus” e fa parte della famiglia dei sipunculidi.  

Il nome comunemente usato bibi deriva dal francese Bibì che sembra significhi “cappellino da signora”, anche se per la sua forma ricorda più qualcosa di fallico, seppur piccolo.

Questi piccoli vermi vivono interrati nel fango o nella sabbia dove formano piccole gallerie. Fanno parte degli anellidi e si distinguono da quest’ultimi per la totale assenza di setole e segmentazione
Alcuni tipi, invece, si fermano tra rocce e gusci di Gasteropodi. A volte a seguito di forti mareggiate vengono piaggiati, mentre altri bibi sono stati trovati anche a superfici di qualche migliaio di metri.

 Il corpo è munito di una piccola “proboscide” più sottile rispetto al tronco. 
Alla fine di essa si trova la bocca che è circoscritta da una serie di piccoli tentacoli. 
Grazie alla vita statica riescono a vivere molti anni ed il sistema nervoso è ridottissimo.
 Non hanno sistema circolatorio e apparato respiratorio. Non hanno quindi sangue. Attraverso la superficie della pelle scambiano i gas con l’esterno. 

Scava buchi profondi anche 50 cm nel fango e nella sabbia. 
Per catturare le particelle organiche utilizzano il muco che riveste i tentacoli, oppure ingeriscono i sedimenti trattenendo solo piccolissimi microrganismi e particelle organiche. 

Essendo il suo valore commerciale, data la sua rarità ed efficacia con le prede, piuttosto elevato è soggetto a pesca intensiva.

Viene pescato con le turbosoffianti utilizzate per la pesca dei bivalvi.

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11 settembre, 2017

Settembre e gabbiani


Giorni di scirocco  che pesano come il piombo.

Lo scirocco uno lo sente prima di alzarsi, a letto con gli occhi chiusi: le cose si fanno più pesanti, specialmente il corpo, e ogni cosa costa fatica doppia, specialmente pensare.

Così, mentre non si pensa a niente e ci si muove pianissimo – anche il tempo funziona molto lentamente, quando è scirocco,  i giorni possono durare settimane intere 

Settembre, il blu del mare si stinge dall' azzurro al grigio, perché tutto a settembre è più dolce e sfumato, ma in Paese l' aria è frizzantina, parole lente e a mezzavoce circolano, c'è voglia di muoversi.

"corcali" si stanno risvegliando dal lungo sonno estivo.

I "corcali" si stanno riprendendo la spiaggia. È come se lo sentissero che la stagione sta finendo. 

Piano piano, planano, prima da soli, poi in gruppo, e passeggiano sempre più sicuri fra gli asciugamani in spiaggia che diventano radi. 

Camminano lenti come se fossero un comitato di valutazione, alle volte mandano gridi acuti per richiamare qualcuno. 

Sono lì a sorvegliare che gli umani invasori se ne vadano presto, senza lasciare tracce, perché il loro tempo è finito, e la sabbia deve tornare al mare ed a loro, che sono i legittimi proprietari.

In sottofondo l’eco di onde pesanti che arrivano sempre più vicine, sulla battigia.


E i "corcali" guardano, e controllano, con negli occhi una velata disapprovazione per tutto questo affannarsi di noi stupidi umani.  

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09 settembre, 2017

A Corbole




La pesca è una faccenda pesante, ma in certe occasioni può sembrare un rito collettivo di gioia e divertimento.

Scene di pesca in Laguna ( la località è Anfora) 

In questo video degli anni '60  ( un po rovinato perchè ripreso digitalmente da un antico superotto) si vede un intero nucleo familiare pescare prima le corbole per i parangali, poi in   una seragia raccogliere il pescato al suo interno divertendosi "ghipando cò la vata" ad inseguire il pesce intrappolato dalla rete. 

Si nota bene la presenza allegra dei bambini che con la loro ingenuità e allegria trasformano un rito funebre (per il pesce) in gioia e partecipazione collettiva della famiglia in  un rito per la sopravvivenza,  e nel contempo, divertendosi, imparano le tecniche ancestrali di pesca che faranno parte della  loro formazione professionale.
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07 settembre, 2017

Autunno, tempo di riposo


Le foglie cadono, cadono come da lungi, 
come se giardini lontani sfiorissero nei cieli.
Cadono con gesto di rifiuto.  

E nelle notti cade la terra pesante
da tutte le stelle nella solitudine.
Noi tutti cadiamo.  
Rilke

Grado, interno spiaggia e viale (sic!)

I turisti nordici, sulla battigia, con il loro improbabile abbigliamento (calzoncini corti, sandali e calzini, oppure pantaloni di tela lunghi ma arrotolati per mettere i piedi in acqua), guardano perplessi un mare che sentono più vicino al loro: perché è ancora caldo, sì, ma ingrigito, con una punta di broncio: meno Adriatico e più simile a quello che conoscono, insomma quasi familiare. 

Le ragazze, stese sui lettini, rabbrividiscono un poco alla brezza, si raggomitolano nell’asciugamano, decise però a resistere fino all’ultimo, come soldati che non si arrendono nella terribile battaglia della tintarella. 

Si spiano poi, raffrontandosi con le amiche, le more soddisfatte e tronfie, le bionde deluse che anche quest’anno non ce la faranno a superare il loro limite epidermico, perché ormai il tempo è passato e l’abbronzatura non sarà più scura di così. 

I pochi morosi adolescenti si baciano, avvinghiati sulle sdraio, ma con meno foga di quella che avevano solo poche settimane fa, perché sono giovani, la vita è lunga  e il grande amore che è lì accanto sembra già qualcosa di passato, una foto sbiadita per l’album dei ricordi. 

Sul viale, fra le vecchiette che prendono il gelato al nipotino e per sé ordinano uno spritz, si segna il rito di passaggio, il momento di svolta in cui la spiaggia viene abbandonata dalle torme di famigliole e di ragazzini patiti di mare. 


Tutti passano sul viale, e i mozziconi di albero muti guardano tutto quel via vai,  lo vedono da sempre lo vedranno ancora e non se ne lasciano sfiorare, 
perché Grado è abituata alle onde che passano e poi tornano e poi vanno via, e siano di marea o di gente non fa differenza.


Lei aspetta, le guarda e resta là. 
E' l'autunno, che bellezza, tempo di riposo.  
 
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