Faccio un giro sulla mia vita. Poi Torno!

Faccio un giro sulla mia vita. Poi Torno!

28 luglio, 2017

Pericolo: Diventare adulti




Io non ci vado spesso in spiaggia, ma una passeggiata sulla diga ad osservare i bagnanti sulla riva la faccio spesso, mi è capitato di osservare una scenetta che merita di essere raccontata:

Il bimbo è un angelo al massimo duenne, paffutello e tranquillo. 
Ha il suo secchiello, è seduto in riva al mare e "sbatocia" allegro con la sabbia bagnata, impastandola con le manine senza altro fine che divertirsi. 
Infatti si diverte un mondo e non dà fastidio a nessuno.
Finché non arriva il padre o presunto tale, fino a quel momento impegnato a farsi i cavoli propri e ahimè invece improvvisamente deciso a farsi quelli del piccolo.

«No, ma non si fa così! Così non riesci a costruire un castello!»   dice il genitore competente, che subito comincia a smanacciare con il secchiello del figlio per costruire una torre.

Il piccolo lo guarda perplesso, anche perché di costruire una torre non gliene frega assolutamente nulla, essendo tra l'altro in un’età in cui il concetto di “torre” e “castello” è di là da venire, e c’è solo una enorme distesa di sabbia in cui affondare le manine e divertirsi. 
Quindi prima guarda con la faccina triste il padre che capovolge il secchiello, poi, una volta che il padre ha costruito la torre e la fissa sentendosi un architetto affermato, si alza, trottola di fianco alla costruzione e con un ben assestato colpo di piedino la butta giù e poi ci si siede sopra, ridendo a più non posso.

«No! –  sbotta il padre – non si fa!» e inizia a sgridarlo neanche avesse distrutto la casa di famiglia.
Il piccolo ovviamente non capisce cosa ha fatto di male, e quindi, lui che fino a quel momento era stato tranquillissimo, scoppia in un pianto disperato, urlando come un matto.

Il piccolo, intanto, non potendo più giocare con la sabbia bagnata, inizia a giocare con quella asciutta, prendendola con i pugnetti e tirandola addosso a chiunque passi. 
Quando qualcuno alla fine si lamenta, la madre inizia un litigio accusando tutti di essere razzisti e intolleranti nei confronti dei bambini. 
Seguono dieci minuti di insulti incrociati, bofonchiati a voce più o meno alta, un tutti contro tutti in cui ci si rinfacciano presunte colpe che risalgono ai tempi di Adamo ed Eva, e forse un po’ più su.

Il piccolo ha smesso di piangere, nel frattempo. Guarda gli adulti.

Negli occhi gli leggi il terrore di diventare così.

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